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La storia di Corteranzo e San Luigi, in breve

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E’ noto che gran parte dei paesi valcerrinesi sono di origine longobarda, ovvero tedesca, dove, il suffisso “engo” significa borgo. Corteranzo invece, prese il nome dai nobili Ranzo. Il borgo antichissimo risale all’epoca romana o celtica. E’ infatti risaputo che i celti, popoli arrivati oltre 2000 anni fa in queste zone, prediligevano, per motivi religiosi, le aree di alta collina, fra fitti boschi, per erigervi santuari e fortificazioni. Altrettanto fecero, molti secoli dopo, gli Avari, i Gabieni ed i Longobardi. I Ranzi, intorno all’anno Mille, vi istituirono una Corte da cui prende il nome il paese. Alla famiglia dei Ranzo, di origine romana, succedette la famiglia dei Giunipero che, fu infeudata nel 1112 con terre e castelli di Corteranzo e Robella dagli Aleramici e poi riconfermata dei possedimenti, nel 1484, dai Paleologi. Fu Tommaso Giunipero, ultimo residente nel palazzo nobiliare di Corteranzo (ora di proprietà della famiglia Calvo) a far erigere la chiesetta dedicata a San Luigi.

Esempio del tardo barocco piemontese, sorge solitaria e leggiadra fuori dall’abitato, verso settentrione, fra alti profili di colline verdeggianti, accanto ad un palmo di cimitero dove riposano poche anime dal 1838. Recenti studi datano l’origine del tempietto al 1760, come si desume da una scritta esterna, ora scomparsa. La Chiesa di San Luigi, come altri luoghi magici della Valcerrina, conserva qualcosa di singolare e misterioso. La forma a pagoda, così dissimile dagli stili tradizionali ne è il primo esempio. Il contrasto poi, tra la tranquillità e staticità dell’ambiente esterno ed il dinamismo espresso dalla forma dell’edificio nel suo interno combinata all’effetto della luce. L’incarico per il progetto fu affidato, all’inizio del 1700, allo studio del Juvarra di Torino e, venne poi realizzato, dall’architetto Bernardo Vittone. Molto particolare la facciata, in cotto come l’intera struttura, risulta leggermente concava, quasi ad invitare il visitatore ad entrare, offrendo altresì un effetto cromatico altamente suggestivo. Ai lati del portale si trovano quattro lesene che contengono un timpano sormontato da una finestra rotonda con una irregolare cornice circolare. All’interno colpisce il senso di verticalità conferito dalle cupole. Una scura cornice divide la parte sottostante da quella in alto. Nella visione del mondo vittoriana, la luce è impronta di Dio, marchio di eternità. La cornice rappresenta un elemento di transizione tra l’ambito terreno e lo spazio Celeste di appartenenza Divina. La parte più ingegnosa è la cupola costituita da sei archi incrociati a stella esagonale. I piedi degli archi posano su piedistalli addossati al basso tamburo. Tra gli archi vi sono sei finestre rotonde. L’incrocio dei sei archi della cupola, forma alla sommità, un esagono che è la base della lanterna visibile dal basso formata, a sua volta, da un prisma esagonale con semplici finestre e coperta da una volta ad ombrello.